La ricetta per le città del futuro: biologia e adattamento ecologico

Cambiamento climatico, gas serra, rischio per gli ecosistemi. L’urgenza ecologica non è più argomentazione da dossier scientifico o genere cinematografico, ma il puro presente. La conferenza sul clima dello scorso novembre, convocata a Parigi, ha riscosso ampio successo mediatico ma ha prodotto risultati ancora insufficienti in termini di impegno pragmatico da parte dei governi di tutto il mondo sulla risoluzione di queste imminenti criticità. Tuttavia, spostandoci dal vertice alla base della “piramide decisionale”, dove c’è chi opera con le proprie scelte un cambiamento significativo pur non facendo parte delle istituzioni, negli ultimi anni vanno registrati molti progetti virtuosi che ambiscono a diventare ispirazione diffusa in tutto il mondo. In Italia si possono annoverare alcuni casi di economia verde, connotati da efficienza e successo imprenditoriale: è il caso delle aziende attive sulla produzione di compost, nella costruzione di case “passive” o nell’offerta di servizi di facility management legati al risparmio energetico o al trattamento ecologico dei rifiuti industriali, modello di business portato avanti da anni dal Gruppo Waste Italia, guidato da Pietro Colucci. Ma intanto, dal Vecchio Continente e dagli Stati Uniti giungono importanti notizie circa prototipi ecologici interamente pensati per il contesto urbano di una città. Copenaghen, in questo senso, si appresta a diventare vero e proprio faro d’Europa per i progetti avveniristici di eco-compatibilità. La città danese sta infatti ultimando l’implementazione nel tessuto urbano di parchi e piazze multifunzionali basate sullo sfruttamento dell’acqua piovana. Grazie a sculture di metallo a forma di ombrello rovesciato, posizionate come alberi artificiali, sarà possibile immagazzinare la pioggia per irrigare giardini e orti circostanti: attraverso un reticolo di canali sotterranei, l’area verrà trasformata in un lago-serbatoio controllato, soprattutto in caso di precipitazioni abbondanti. Una commistione tra architettura e biologia, design e agraria, applicata anche alla pavimentazione, che sfrutterà l’energia cinetica dei pedoni per azionare le canaline di superficie.

Così cambia dunque la metropoli del futuro, concepita come un ambiente in grado di adattare le proprie caratteristiche, inglobando contesti di campagna e attività di sostentamento biologico: non solo uno scenario agri-urbano, nelle intenzioni di architetti e progettisti, ma una vera e propria città “ipernaturale”, caratterizzata da architetture bio mimetiche capaci di sfruttare e riprodurre i processi biologici. Un risorgimento architettonico, quello portato avanti da molti professionisti spesso bistrattati come categoria negli anni passati e ora protagonisti di un’avanguardia ecologico-futuristica. Un esempio? Il progetto Living Breakwater dello studio Scape/Landscape Architecture. Protagonista uno dei cinque borough della metropoli occidentale per eccellenza, New York City. Per proteggere Staten Island dall’erosione delle onde, gli architetti hanno pensato di far interagire città e ambiente marino disegnando una scogliera artificiale formata da micro ambienti adatti alla proliferazione di ostriche e aragoste. Un progetto non ancora realizzato che ha destato molto clamore e vinto diversi premi tra cui il Ny Engineering Excellence Award del 2015. Diversa, ma sempre fondata sulla fusione tra architettura e natura, è TreeXOffice. L’idea avanzata dall’ingegnere-artista Natalie Jeremijenko e installata a Hoxton Square, Londra, si propone di costruire postazioni di lavoro facilmente smontabili e in policarbonato, strutturate attorno a un albero: con wi-fi incorporato e a stretto contatto con la natura, le postazioni rendono più salubri le ore di lavoro, migliorando la percezione del proprio benessere. Se le città ipernaturali e agriurbane stanno aumentando lo si deve ad una mutazione della nostra concezione di natura: lo sviluppo di una “immaginazione ecologica” ci fa vedere il mondo come una rete di sistemi permeabili e mutevoli, dove niente è isolato. Natura e città sono fuse insieme formando un grande organismo in evoluzione costante.

 

The recipe for future cities: biology and ecological adaptation

Climate change, greenhouse gases, risks to ecosystems. The ecological emergency is no longer a scientific dossier argument or film genre, but the true present. The climate conference of last November, that took place in Paris, has received wide media success, but results are still inadequate in terms of pragmatic efforts by governments around the world about how to resolve these upcoming critical issues. However, moving from top to bottom of the “decision pyramid”, where there are those who apply a significant change with their choices, although there are not part of the institutions, it should be noticed that in recent years many virtuous projects aspire to become inspirational across the world. In Italy we may include some cases of green economy, characterized by efficiency and entrepreneurial success: it is the case of companies operating on the production of compost, in the construction of “passive” houses and in offering facility management services related to energy conservation or the ecological treatment of industrial waste. This is also the business model pursued for years by Gruppo Waste Italia, led by Pietro Colucci. But in the meantime, important news about ecological prototypes thoughtfully designed for the urban context of a city reached out from the Old World and the United States too. For example, Copenhagen is about to become a real beacon for Europe thanks to its futuristic projects of eco-compatibility. The Danish capital is in fact completing the implementation in urban parks and multifunctional squares based on rainwater utilization. Thanks to the metal sculptures in the shape of an inverted umbrella, positioned as artificial trees, it will be possible to store the rain to irrigate the surrounding gardens and vegetable gardens too: through a network of underground canals, the area will be transformed in a controlled lake-tank, especially in case of heavy rainfall. A blending of architecture and biology, design and agriculture, also applied to the pavement, which will use the kinetic energy of pedestrians to drive the surface raceways.

So the metropolis of the future will change, conceived as an environment able to adapt its characteristics, incorporating country contexts and biological livelihood activities: in the intentions of architects and designers not just one agri-urban setting, but real “hypernatural” cities, characterized by bio mimetic architectures, capable of exploiting and reproducing biological processes. An architectural renaissance, carried on by many professionals, often mistreated as a category in past years and now they are the protagonists of eco-futuristic vanguard. An example? The project “Living Breakwater” by Scape / Landscape Architecture, having as its object one of the five boroughs of the western metropolis par excellence, New York City. To protect Staten Island from the erosion of the waves, the architects designed the city to interact with the marine environment by drawing an artificial reef formed by micro environments suitable to the proliferation of oysters and lobsters. A project not yet realized that garnered much fanfare and won several awards, including the Ny Engineering Excellence Award in 2015. Different, but always based on the fusion of architecture and nature, is TreeXOffice. The idea, put forward by the engineer-artist Natalie Jeremijenko and installed in London’s Hoxton Square, aims to build workstations easy to disassemble and made of polycarbonate, structured around a tree; with built in wi-fi and providing close contact with nature, stations make working hours healthier, improving the perception of well-being. If hypernatural and agri-urban cities are increasing it is due to a mutation of our conception of nature: the development of an “eco-imagination” makes us see the world as a network of permeable and changeable systems, where nothing is isolated. Nature and cities are fused together to form a big organism in constant evolution.

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About Pietro Colucci

Pietro Colucci è Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Waste Italia e Presidente di Innovatec.
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