Pietro Colucci intervistato da Class CNBC

Quella che segue è la trascrizione di un’intervista rilasciata da Pietro Colucci, Presidente ed Amministratore Delegato di Kinexia SpA, nell’ambito della trasmissione Caffè affari, trasmessa da Class CNBC lo scorso 26 settembre 2014.

Giornalista: Ben trovati alla rubrica motore Italia all’interno di Caffè Affari. Siamo qui con un gradito ospite, Pietro Colucci, Amministratore delegato di Kinexia, buongiorno.

Pietro Colucci: Buon giorno.

Giornalista: Grazie molte per essere qui con noi, per raccontare insieme la storia di Kinexia. Una storia decisamente di successo. Una storia italiana. Un gruppo leader nell’economia cosiddetta verde. Un settore che adesso sta andando moltissimo. La storia di Kinexia, qual è, Colucci?

Pietro Colucci: La storia nasce con l’uscita dal settore Ambiente e l’ingresso nelle energie rinnovabili, credendo che questi due mondi sono destinati a parlarsi. Cioè il prodotto della green economy è legato da un filo Verde. Noi lo abbiamo in qualche modo individuato, anche davanti a investitori scettici che investono per comparti. Noi abbiamo detto che questo mondo è destinato a convivere e anzi, a creare un’economia integrata e complementare. Abbiamo visto in qualche modo uno scenario di questo tipo e lo abbiamo inseguito. Anzi, per la verità abbiamo anticipato i tempi perché questo modello è globale ma non italiano. In Italia normalmente le aziende quotate hanno un focus su un’attività. Noi abbiamo cercato di puntare ad un’integrazione tra questi due mondi e sembra che i primi risultati comincino ad arrivare. Nel senso che il mercato comincia a darci ragione, e l’anno scorso abbiamo avuto performance straordinarie sul titolo. Quest’anno c’è una bella presa di benefici, per la verità, ma è normale che fosse così, e soprattutto stiamo esportando questo modello al di fuori dei nostri confini.

Giornalista: E poi c’è stata anche una riorganizzazione societaria, ovvero la fusione per incorporazione di Sostenya e della Controllata Waste Italia in Kinexia. Ci può spiegare che cosa è successo?

Pietro Colucci: Si, è stato un processo piuttosto lungo perché Sostenya era la capogruppo di due pezzi d’azienda, la parte ambiente – che si occupava appunto di gestione anche dei rifiuti nel mondo delle imprese industriali – e il mondo invece delle energie rinnovabili che era quotato in Borsa attraverso Kinexia. Proprio nel convincimento che questi mondi siano destinati a parlarsi e nell’esigenza di raggiungere delle taglie, oggi in Borsa per entrare nell’orbita degli investitori importanti devi crescere ed andare oltre certi livelli, per esempio, 100 milioni di caterizzazione è una soglia diciamo così target che noi consideravamo minima da raggiungere. La fusione consente di approcciare questo mondo. Stiamo pensando di passare al segmento Star, quindi c’è un’evoluzione nel nostro sistema ed ovviamente la fusione crea anche delle sinergie che consentono di andare a raggiungere più speditamente i risultati del Piano che abbiamo annunciato l’anno scorso. Il processo si è concluso con il nullaosta di Consob ad agosto di quest’anno, quindi adesso siamo formalmente fuori da questo guado.

Giornalista: Lei è imprenditore e manager. Quali sono le difficoltà che incontra in Italia nel lottare con una società importante come Kinexia?

Pietro Colucci: si rischia di essere ripetitivi, per la verità. Il tema maggiore è senz’altro quello del punto d’atterraggio. Noi non abbiamo mai avuto negli ultimi 10 anni un Governo che dicesse qual è il modello industriale che il Paese deve perseguire.Qual è il punto d’arrivo per il nostro Paese, dal punto di vista dello sviluppo industriale. E questo vale per l’energia, piuttosto che per la manifattura o le importazioni di prodotti petroliferi. Questo tema ovviamente diventa angosciante. Lo è ancor di più se aggiungiamo a questi il sistema della burocrazia italiana che rende tutto più lento che negli altri Paesi. Al di là di questo c’è un tema che riguarda il debito pubblico ed il crunch – la difficoltà di finanziarsi in banca con l’attuale situazione delle banche italiane, che sono molto attente alla loro condizione di stabilità e che quindi fanno poco per le imprese. Questi elementi sono un cocktail esplosivo che rende difficile lavorare qui. È per questo che le nostre aziende stanno cercando di uscire dal Paese, per cercare di esportare le competenze che abbiamo in altri Paesi, dove invece sono molto richieste.

Giornalista: voi però continuate ad investire sia in Italia che all’Estero. Parliamo degli investimenti italiani, perché avete concluso, quest’estate, un accordo molto importante, con lo sceicco El Ahmed per la ristrutturazione in ottica ecosostenibile. Questa è anche la novità, di un complesso alberghiero molto importante che si trova in Sicilia: la Perla Jonica, in provincia di Catania. Sarà un resort totalmente ad impatto zero. È veramente una novità importante per il nostro Paese.

Pietro Colucci: sì, è doppiamente importante, perché la nostra relazione con lo sceicco nasce da rapporti internazionali. Noi abbiamo una società che un paio d’anni è stata costituita negli Emirati. Quella è stata l’occasione per questi incontri e per la relazione che poi si è creata. Lo sceicco investe a titolo personale e come fondo di cui è amministratore delegato. Questo investimento in Sicilia lo ha fatto a titolo personale. Ama l’Italia, e ha piacere di fare un investimento che sia completamente verde, perché ha questo “bernoccolo”, e quindi il nostro incontro è stato fortuito ma interessante. E da lì, premesso che noi collaboriamo con lui in Marocco, negli Emirati…

Giornalista: Quindi già in altre parti…

Pietro Colucci: …In altre parti fuori dall’Italia. Ci ha chiesto, visto che le banche volevano un’azienda green che facesse però da general contractor per tutto il progetto… di prendere in mano questo progetto. È un progetto ambizioso. Complesso, perché è una parte del Paese un po’ delicata, come probabilmente sanno anche i suoi ascoltatori. Però crediamo che fosse una buona opportunità da cogliere, perché dovrebbe diventare il più grande complesso alberghiero congressuale del Meditteraneo

Giornalista: Ad impatto zero, ricordiamo….

Pietro Colucci: tutto a impatto zero. Collaboreremo con architetti di primissimo piano. Sarà poi gestito dalla Hilton. Entra dunque…

 

Giornalista: … in una catena importante

Pietro Colucci: in una catena importante. Per noi è un grande successo di qualità. Nel senso che ci viene riconosciuta per la prima volta una grande qualità.

Giornalista: anche un ritorno d’immagine…

Pietro Colucci: Sì, sarò costretto anche a cambiare telefonino [ride]. Perché mi chiamano da ogni posto… Ovviamente è un’area dove aspettano a mani basse investimenti stranieri e devo dire che il Ministero dell’Industria ha dato il suo contributo. Questo progetto fa parte di un progetto di riqualificazione dove il Ministero dell’ Industria metterà a disposizione delle risorse. Quindi il nostro Paese ha fatto ancora una volta la sua parte e di questo bisogna dare atto al Ministro Guidi. Quindi, voglio dire, è un progetto bellissimo ed integrato e speriamo che vada tutto bene.

Giornalista: L’investimento di quant’è?

Pietro Colucci: Poco meno di 50 milioni. Ma questa è solo la ristrutturazione. L’investimento con lo sceicco supera i 100 milioni, tra acquisizione e ristrutturazione. Quindi, voglio dire…

Giornalista: Una scommessa importante…

Pietro Colucci: quando poi si dice: cerchiamo di attrarre investimenti stranieri… quando succede, bisogna fare un plauso…

Giornalista: Non solo investimenti in Italia, Colucci. Avete sottoscritto un accordo molto importante anche per un investimento in Cina. E lo avete fatto contestualmente alla visita del premier Renzi nel Paese. Un contratto per un progetto integrato di trattamento delle acque di una regione Cinese. Anche in questo caso, ci può spiegare meglio di che cosa si tratta?

Pietro Colucci: Sì. Molti sanno che la Cina cresce con la velocità inusuale dell’8-9% l’anno in tutti i settori. Pochi sanno, gli addetti ai lavori sanno, che la Cina ha grandissime difficoltà, proprio per questa crescita dissennata, per certi aspetti, con l’impatto ambientale che la crescita causa. Pechino non vede più il sole da tempo. L’immagine dei cinesi, e quindi dei pechinesi, che vanno in giro con le mascherine è ormai un’immagine consueta. Il problema, quindi, dell’impatto ambientale della crescita così accelerata sta creando l’esigenza, per quel Paese, di investire sui presidi ambientali. La gran parte dei fondi che il Governo stanzierà nei prossimi 5 anni sarà sui tempi ambientali. Quindi, depurazione delle acque, potabilizzazione delle acque e riduzione delle emissioni nell’atmosfera, autoproduzione dell’energia, trattamento dei fanghi e quant’altro. Il CECEP, che è un’azienda pubblica che capitalizza miliardi di dollari, ha avuto l’incarico di sviluppare questi settori. C’è un gigantesco settore industriale che nasce a Ningbo, nella provincia del Yuyao, ed ovviamente tutto quel che riguarda i presidi ambientali va costruito.

Abbiamo creato una società, anzi, oggi che ne parliamo, in Cina stanno tagliando il nastro di partenza di questo reparto tecnologico. Con CECEP faremo una società mista cinese-italiana, per investire sui presidi ambientali. Questo sarà il primo di una serie di presidi ambientali. In Cina è sempre difficile passare dagli annunci al fatturato, perché i cinesi sono negoziatori…

Giornalista: …bravissimi

Pietro Colucci: …bravissimi. Ciò nonostante, abbiamo una grande spinta anche dalla visita di Renzi in Cina e dalla visita che il premier cinese farà qui tra qualche mese. Io infatti sarò uno dei relatori. Nel meeting Ambrosetti ci saranno importantissimi dirigenti cinesi e il mondo bancario, finanziario e industriale, perché questa nostra relazione viene ovviamente guardata con interesse. Quindi anche lì c’è un mondo che si apre. I numeri cinesi sono sempre esplosivi, perché noi abbiamo firmato contratti per 55 milioni di dollari, ma le assicuro che la potenzialità è virtualmente infinita, e quindi è molto interessante questo progetto. Speriamo di concretizzarlo.

Giornalista: oltre alla Cina, ci sono altri progetti in giro per il mondo che avete? Prima parlava dell’area mediorientale…

Pietro Colucci: Sì, noi abbiamo una joint venture già operativa con un partner industriale che è un costruttore, per la verità, turco, dove il mondo delle energie rinnovabili sta nascendo. E stiamo realizzando Megawatt di fotovoltaico insieme a loro. La Turchia è un altro Paese ch cresce 7 punti l’anno. E un altro Paese è il Marocco, che sta addirittura reimportando la manodopera che era emigrata, per carenza del lavoro. Quindi i marocchini ritornano in Marocco perché il Paese sta crescendo molto velocemente. E in questo, gli Emirati e l’Arabia Saudita stano facendo investimenti giganteschi in Marocco per far crescere il Paese. Noi siamo lì, ancora una volta sul piano ambientale e su quello delle energie rinnovabili, e crediamo che ci possa essere uno sviluppo importante. Poi ci sono tantissime altre cose, gli Emirati li ho già citati. Quindi, c’è tutto un fermento nel mondo del Mediterraneo.

Giornalista: … Come Kinexia c’è.

Pietro Colucci: c’è.

Giornalista: noi con questo ci salutiamo. Io ringrazio e dò un in bocca al lupo a Pietro Colucci per essere stato qui con noi. Grazie mille.

Pietro Colucci: Grazie a Lei.

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About Pietro Colucci

Pietro Colucci è Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Waste Italia e Presidente di Innovatec.
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